Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle
• Valle d'Aosta • Bianco
Si chiama Miniere perché è dove sta: dentro le gallerie di magnetite di Cogne, a milleottocento metri, dove i minatori hanno lavorato dall'epoca romana fino al 1979. Dopo otto mesi in acciaio la cantina imbottiglia, porta le bottiglie là sotto e ce le lascia dodici mesi. Buio, temperatura e umidità costanti — non simulate, proprio costanti. Il colore mi resta impresso: giallo pieno, naso floreale già evoluto, palato ancora fresco e sapido.
— ENO
Nasce da un progetto che la cantina chiama semplicemente Progetto Miniere. A Costa del Pino, nel comune di Cogne, a 1.800 metri di quota, si aprono cunicoli e gallerie in cui si è estratta magnetite dall'epoca romana fino al 1979, quando l'attività cessò. Oggi quelle gallerie accolgono visitatori e vino. Il percorso è preciso: il Blanc de Morgex fa il suo primo passaggio in acciaio, viene imbottigliato, e poi risale in miniera, dove buio, temperatura e umidità costanti per natura conducono la maturazione senza bisogno di alcun impianto. Non è una cantina climatizzata che imita una grotta: è una grotta che non ha bisogno di essere climatizzata. Il vino che ne esce porta colore e profilo più evoluti di quanto la sola vinificazione in acciaio lascerebbe prevedere.
Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle è una cooperativa fondata nel 1983 a Morgex, in Valle d'Aosta. Riunisce 70 famiglie di viticoltori su 18 ettari tra i 900 e i 1.200 metri, tra i vigneti più alti d'Europa. Lavora quasi solo Prié Blanc a piede franco: a queste quote la fillossera non arriva e l'innesto su vite americana non serve. È la cantina di riferimento del Blanc de Morgex et de La Salle.
Il Prié Blanc è l'unica varietà autoctona valdostana a bacca bianca, coltivata a piede franco tra i 900 e i 1.200 metri. Germoglia tardi e matura presto, chiudendo un ciclo brevissimo che gli lascia un'acidità marcata anche a piena maturazione. È quell'acidità a reggere i dodici mesi di riposo in bottiglia sotto terra: dove un bianco più molle si sarebbe appiattito, il Prié Blanc evolve al naso — le note si allargano, diventano quasi mature — senza perdere la sapidità che lo definisce.
Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle
• Valle d'Aosta • Bianco
Si chiama Miniere perché è dove sta: dentro le gallerie di magnetite di Cogne, a milleottocento metri, dove i minatori hanno lavorato dall'epoca romana fino al 1979. Dopo otto mesi in acciaio la cantina imbottiglia, porta le bottiglie là sotto e ce le lascia dodici mesi. Buio, temperatura e umidità costanti — non simulate, proprio costanti. Il colore mi resta impresso: giallo pieno, naso floreale già evoluto, palato ancora fresco e sapido.
— ENO
Nasce da un progetto che la cantina chiama semplicemente Progetto Miniere. A Costa del Pino, nel comune di Cogne, a 1.800 metri di quota, si aprono cunicoli e gallerie in cui si è estratta magnetite dall'epoca romana fino al 1979, quando l'attività cessò. Oggi quelle gallerie accolgono visitatori e vino. Il percorso è preciso: il Blanc de Morgex fa il suo primo passaggio in acciaio, viene imbottigliato, e poi risale in miniera, dove buio, temperatura e umidità costanti per natura conducono la maturazione senza bisogno di alcun impianto. Non è una cantina climatizzata che imita una grotta: è una grotta che non ha bisogno di essere climatizzata. Il vino che ne esce porta colore e profilo più evoluti di quanto la sola vinificazione in acciaio lascerebbe prevedere.
Cave Mont Blanc de Morgex et La Salle è una cooperativa fondata nel 1983 a Morgex, in Valle d'Aosta. Riunisce 70 famiglie di viticoltori su 18 ettari tra i 900 e i 1.200 metri, tra i vigneti più alti d'Europa. Lavora quasi solo Prié Blanc a piede franco: a queste quote la fillossera non arriva e l'innesto su vite americana non serve. È la cantina di riferimento del Blanc de Morgex et de La Salle.
Il Prié Blanc è l'unica varietà autoctona valdostana a bacca bianca, coltivata a piede franco tra i 900 e i 1.200 metri. Germoglia tardi e matura presto, chiudendo un ciclo brevissimo che gli lascia un'acidità marcata anche a piena maturazione. È quell'acidità a reggere i dodici mesi di riposo in bottiglia sotto terra: dove un bianco più molle si sarebbe appiattito, il Prié Blanc evolve al naso — le note si allargano, diventano quasi mature — senza perdere la sapidità che lo definisce.