Zi Filicella
Picariello Ciro
• Campania • Rosso
Perché piace a ENO
Zì Filicella è l'altro polo di Picariello, e mi piace per quello che non fa. Aglianico in purezza da vigne di ottant'anni a Montemarano, 650 metri, ancora a tendone avellinese tradizionale. Affinamento solo in acciaio, ventiquattro mesi, mai legno. Scelta editoriale dichiarata: niente barrique, niente sovraestrazione, niente Aglianico muscolare. Ne esce un rosso teso, frutto rosso e spezia fine, tannino integrato che lavora senza picchiare. È l'antitesi del rosso del Sud "da botta": qui c'è territorio prima dello stile, e mano discreta in cantina. Va aperto un'ora prima, servito a sedici gradi.
— ENO
Zì Filicella è il polo rosso di Ciro Picariello, e si racconta per ciò che sceglie di non fare. Il nome nasce dal dialetto irpino — "Zì" significa zio, omaggio affettuoso a un parente caro — mentre Filicella è il toponimo della vigna a Montemarano, nel cuore dell'Irpinia. Qui, a circa 650 metri di quota, l'Aglianico cresce su viti di ottant'anni ancora allevate al tradizionale tendone avellinese, su suoli argillosi a matrice calcarea battuti da ampie escursioni termiche. La scelta dichiarata è l'affinamento in solo acciaio, mai legno: una terza via artigiana e silenziosa che restituisce un Aglianico verticale anziché muscolare. È il complemento rosso al Fiano della casa — stessa logica di territorio prima dello stile, stessa mano discreta — la prova che la coerenza Picariello vale anche fuori dal vitigno bianco.
Ciro Picariello è uno dei nomi di riferimento del Fiano di Avellino contemporaneo. La cantina nasce nel 2004 a Summonte (AV), piccolo borgo d'alta collina ai piedi del Partenio, quando Ciro — agronomo ed enologo — decide di smettere di vendere le uve e iniziare a imbottigliare in proprio. Vent'anni dopo, la sua firma è diventata uno standard interpretativo del vitigno: vini bianchi tesi, salini, di lunga vita, capaci di raccontare con precisione le altitudini estreme dell'Irpinia. I vigneti si distribuiscono tra Summonte (4 ettari di Fiano a 600-720 metri, esposizione nord-est, suoli sabbioso-argillosi su tufo) e Montefredane (3 ettari a 500 metri, marne argilloso-sabbiose). Entrambi sono oggi considerati grand cru della DOCG Fiano di Avellino, e Ciro è stato pioniere della viticoltura di Summonte, area che prima del suo lavoro non era nemmeno riconosciuta come zona vocata. A Montemarano c'è invece la parcella per l'Aglianico Zì Filicella, viti di circa 80 anni a tendone avellinese. La conduzione resta familiare: Ciro, la moglie Rita Guerriero, i figli Emma e Bruno. In cantina, dal 2005, solo lieviti indigeni, pressature soffici, fermentazioni lentissime in acciaio, solforosa minima, nessuna chiarificazione né filtrazione invasiva. Tre Bicchieri Gambero Rosso 2025 per il Ciro 906, Chiocciola Slow Wine 2024 alla cantina: i riconoscimenti raccontano una coerenza ventennale.
L'Aglianico è il grande rosso del Sud, vitigno tardivo e tannico che spesso si nasconde sotto il legno. Zì Filicella sceglie la strada opposta: ventiquattro mesi solo in acciaio, nessuna barrique, per restituirlo verticale e fruttato anziché sovraestratto. Da viti di ottant'anni a tendone, a 650 metri a Montemarano, dà ciliegia e prugna, viola appassita, pepe e una scia minerale. Tannino integrato, acidità che dà slancio, struttura mai pesante. L'Aglianico in chiave di freschezza, non di muscoli.
