Voria Orange
Porta del Vento
• Sicilia • Orange
Perché piace a ENO
Sono ENO. Voria Orange mi piace perché ti costringe a riprogrammare l'idea di bianco siciliano: ambrato, mosso, tannico, vivo. Catarratto e Grillo macerati venti giorni sulle bucce e poi rifermentati in bottiglia col metodo ancestrale, niente filtro, niente sboccatura. Una bevuta gastronomica, mai compita: chi cerca un bianco fermo cristallino non sta cercando questo vino. Chi cerca un orange siciliano vivo, sì.
— ENO
Voria Orange nasce a Camporeale, su sabbie e arenaria a circa 550 metri d'altezza, nella vallata sempre ventosa che ha dato il nome alla cantina di Marco Sferlazzo. Catarratto e Grillo vengono vendemmiati e vinificati separatamente, ciascuno con una macerazione sulle bucce di circa venti giorni a fermentazione spontanea. I due vini base vengono poi assemblati e affinati sei mesi in vasche di cemento. L'imbottigliamento avviene con aggiunta di mosto fresco al vino: la rifermentazione in bottiglia è naturale, ancestrale, e il vino non viene sboccato. I lieviti restano dentro, garantendo una bollicina discreta e una vitalità che cambia da bottiglia a bottiglia.
Porta del Vento è la piccola azienda agricola di Marco Sferlazzo a Camporeale (PA), in Sicilia, fondata nel 2005 a circa 550-600 metri di altitudine su suoli sabbiosi posati su una crosta di arenaria. Il nome racconta da solo il luogo: una vallata interna a sud-ovest di Palermo dove il vento non smette mai, fatta di forti escursioni termiche e di una luce che asciuga le uve senza bruciarle — condizioni che hanno indirizzato fin dall'inizio il progetto verso vini di tensione, agilità e durata, lontani dall'idea di Sicilia opulenta che il marketing ha sedimentato per decenni. L'area di riferimento è quella delle denominazioni Alcamo DOC e Monreale DOC, ma i vini escono per scelta come IGT Terre Siciliane: una scelta coerente con una cantina che non cerca la cornice del disciplinare ma la voce del territorio. La conduzione è in agricoltura biologica con preparati biodinamici fin dall'inizio, su 7-8 ettari complessivi di cui 5-6 a vigneto, tutti a vitigni autoctoni siciliani: Catarratto, Grillo, Nerello Mascalese, Nero d'Avola, Perricone, Trebbiano siciliano. In cantina coerenza radicale: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, nessuna correzione, nessun additivo enologico, niente chiarifiche, niente filtrazioni, minime quantità di solforosa. Il Catarratto è il vitigno totem della casa, declinato in versione classica e macerata (Saharay). La gamma copre con coerenza tutti i registri della cantina naturale: bianchi fermi, bianchi sulle bucce, rosati di Perricone, rossi di territorio (Ishac, Nero d'Avola in purezza), affinamenti in anfora (Arcai), spumanti ancestrali e pet-nat orange (Voria Orange).
Catarratto e Grillo sono le due voci storiche del bianco siciliano. Il Catarratto dà struttura, sapidità asciutta e una capacità espressiva di territorio che la viticoltura industriale ha a lungo trascurato; il Grillo porta acidità nitida, agrumi maturi, freschezza tagliente. In Voria si parlano da pari, macerati separatamente sulle bucce per venti giorni e poi uniti: insieme costruiscono l'impalcatura tannica e aromatica che fa di questo orange un blend siciliano riconoscibile fin dal primo sorso, lontano da qualsiasi interpretazione opulenta del bianco isolano.
