Rosso di Montalcino
Biondi Santi
• Toscana • Rosso
Perché piace a ENO
Lo chiamano "il piccolo", ma per me è la chiave d'accesso a Biondi Santi: quando voglio capire come si muove il Sangiovese al Greppo senza aspettare i tempi lunghi del Brunello, vado qui. Il 2020 ha l'eleganza nervosa della casa già perfettamente leggibile — viola, ciliegia, agrume rosso, un tannino fine che chiede solo il piatto giusto. Dodici mesi di botte grande, niente barrique, niente trucchi. Fino al 1983 si chiamava "Brunello Etichetta Bianca": è il Brunello prima del Brunello, ed è già tutto lì.
— ENO
Prima del 1983 questo vino si chiamava «Brunello Etichetta Bianca»: la versione più giovane e immediata del grande Brunello del Greppo, pensata per essere bevuta senza attese. Con la nascita della DOC Rosso di Montalcino cambia nome ma non ruolo, restando la prima lettura dello stile Biondi Santi. Il 2020, da un'annata fresca e scattante segnata da forti escursioni termiche e da una nevicata tardiva a fine marzo, traduce quell'identità in chiave fragrante: stesso Sangiovese Grosso della Tenuta Greppo, stessa eleganza nervosa, ma con un passo più agile, per chi vuole conoscere la casa senza affrontare i tempi lunghi del Brunello.
Biondi Santi è la cantina della Tenuta Greppo a Montalcino che ha inventato il Brunello di Montalcino: l'imbottigliamento del 1888 firmato Ferruccio Biondi Santi è l'atto di nascita della categoria, e ancora oggi lo stile della Tenuta Greppo — Sangiovese in purezza, longevità, austerità, finezza — è il riferimento storico contro cui si misura ogni altro Brunello. Cinque generazioni hanno scritto questa storia: Clemente Santi (1795-1865) intuisce per primo la vocazione del Sangiovese Grosso in purezza; Ferruccio Biondi Santi (1848-1917) isola il clone BBS-11 e nel 1888 imbottiglia il primo Brunello della storia; Tancredi (1893-1970) consolida lo stile e contribuisce al disciplinare DOC poi DOCG; Franco — il "Dr. Franco" (1922-2013) — è per oltre mezzo secolo custode rigorosissimo della tradizione, senza concessioni a stili moderni né barrique; Jacopo (1947-2020) è l'ultimo discendente diretto alla Tenuta Greppo prima del passaggio. Dal dicembre 2016 la maggioranza è di EPI Group (Christopher Descours), già proprietario di Charles Heidsieck e Piper-Heidsieck. A inizio 2017 entra Federico Radi come wine director, proveniente da Isole & Olena e Tenuta Belguardo. La filosofia è continuità, non rottura: 32 ettari di Sangiovese Grosso clone BBS-11 su galestro tra 350 e 500 metri, vinificazione in cemento vetrificato con lieviti indigeni, lunghi affinamenti in botte grande di Slavonia, nessuna barrique. Le Riserve storiche (1925, 1945, 1955, 1964, 1971, 1975, 1988, 2010) sono tra i vini italiani più ricercati al mondo nelle aste internazionali.
È lo stesso Sangiovese Grosso del Brunello — il clone BBS-11 del Greppo — ma còlto nella sua versione più giovane e scattante. Dodici mesi in botte grande, niente legno piccolo: l'uva resta croccante, il frutto a bacca rossa è succoso, le viole e la scorza d'arancia sanguinella arrivano subito. Tannino fine, acidità brillante, beva immediata. La prima lettura, fragrante, dello stesso vitigno che nel Brunello chiede pazienza: per capire lo stile di casa senza aspettare vent'anni.
