Qubba
Monteleone
• Sicilia • Rosso
Perché piace a ENO
Su Qubba mi piace la sproporzione: vigna del 1935 ad alberello sorretto da paletti di castagno, cuba bizantina del IX secolo a una trentina di metri, sabbie nere e cenere vulcanica con un 5% di argilla calcarea che scende dall'Alcantara. Tutta questa materia, e poi nel bicchiere un Etna Rosso leggero, trasparente, quasi pinottato. È il versante Nord del vulcano che parla: tannino sottile, acidità sabbiosa, frutto rosso piccolo. L'annata 2020 è stata calda, ma le notti fresche hanno tenuto in piedi il vino. Carafa di 30 minuti, calice borgognotto, e via.
— ENO
Qubba prende il nome dalla Cuba di Santa Domenica, raro gioiello bizantino del IX secolo che sorge a una trentina di metri dalla vigna: un legame fisico tra una parcella coltivata dal 1935 e undici secoli di storia siciliana. È qui, in Contrada Cuba sul versante Nord dell'Etna a Castiglione di Sicilia, che il progetto Monteleone è nato — questo fu il primo vigneto acquistato dalla famiglia nel luglio 2017, e dà il nome al cru più rappresentativo della cantina. La vecchia vigna ad alberello etneo è sostenuta da paletti di castagno e affonda le radici in sabbie e ceneri vulcaniche con circa il 5% di argilla calcarea che scende dal vicino fiume Alcantara — i terreni "mischi" che firmano lo stile del versante. In una sola etichetta, quasi novant'anni di storia agricola etnea.
Monteleone non è una "azienda di famiglia": è una famiglia che ha scelto il vino come forma di vita. Il progetto nasce ufficialmente nel luglio 2017, quando Giulia Monteleone (classe 1989), suo padre Enrico e il compagno Benedetto Alessandro — enologo di mestiere — acquistano un vecchio vigneto di circa due ettari sull'Etna Nord, in Contrada Cuba, a meno di 500 metri di quota, a una trentina di metri dalla Cuba di Santa Domenica, raro gioiello bizantino del IX secolo da cui prende il nome il vino bandiera. La filosofia è dichiarata fin dal primo sorso: un'etichetta, un vigneto. Vinificare separatamente ogni lotto significa per Monteleone rivendicare la "territorialità" come tratto comune del produttore, evitando assemblaggi che diluirebbero le differenze tra contrade e versanti del vulcano. I vigneti si distribuiscono su due versanti e tre contrade: Contrada Cuba a Castiglione di Sicilia (Etna Nord, 500m, con alberello etneo del 1935 oltre alla controspalliera del 1970), Contrada Pontale Palino (Etna Nord, 700m, con 3.000 mq di pre-fillossera ad alberello su piede franco — patrimonio genetico raro), e Sant'Alfio (Etna Est, 900m, Carricante a controspalliera, segnato dall'influenza dello Ionio). In cantina, fermentazioni in tini conici di acciaio e piccoli mastelli, follature manuali, lieviti selezionati per la fermentazione alcolica e indigeni per la malolattica. Maturazione da 12 a 24 mesi in tonneaux di rovere francese da 500 e 700 litri scelti personalmente per garantire tostature gentili. Bianchi tesi e salini sulle sabbie minerali del versante Est, rossi finissimi e di trama leggera sulle sabbie nere del versante Nord, mai legno sovrapposto alla materia.
Il Nerello Mascalese è il rosso "borgognone" dell'Etna: poco colore, molta trasparenza, tannino sottile. Qui nasce da una singola vigna del 1935 ad alberello, sul versante Nord, dove le sabbie nere con un velo di argilla calcarea danno definizione più che forza. Piccoli frutti rossi, erbe mediterranee, polvere di lava e una nota affumicata che cresce con l'aria. Bocca slanciata, tannino graffiante, finale ammandorlato. Un Nerello da definizione, leggero e profondo insieme.
