Fiano
Picariello Ciro
• Campania • Bianco
Perché piace a ENO
Te lo dico subito: il Fiano "base" di Picariello non è una base, è il manifesto. Blend di due grand cru — Summonte a 700 metri con esposizione nord-est, Montefredane a 500 con esposizione sud-est — e già qui c'è tutto: la verticalità minerale di Summonte e la polpa di Montefredane, due cose che non si trovano mai insieme. Lieviti indigeni dal 2005, niente filtrazione invasiva, dieci mesi sulle fecce in acciaio. È un Fiano d'altura che dimostra che il Sud Italia ha bianchi da lungo affinamento, non solo rossi da invecchiamento. Apri tra due anni, non oggi.
— ENO
Il Fiano di Avellino di Ciro Picariello è una "base" solo per posizione di gamma: in realtà è il manifesto della cantina. Nasce dal blend di due cru storici dell'Irpinia — Summonte, tra 600 e 720 metri con esposizione nord-est, e Montefredane a 500 metri esposto a sud-est — che uniscono la verticalità minerale dell'altitudine alla polpa della collina più calda. Su suoli sabbioso-argillosi di matrice vulcanica e tufo, ai piedi del Partenio, Picariello lavora con lieviti indigeni dal 2005 e una mano volutamente discreta. È un Fiano d'altura che dimostra come il Sud Italia possa dare bianchi da lungo affinamento, non solo rossi da invecchiamento: l'espressione integrale di un territorio che la cantina ha contribuito a riportare in quota.
Ciro Picariello è uno dei nomi di riferimento del Fiano di Avellino contemporaneo. La cantina nasce nel 2004 a Summonte (AV), piccolo borgo d'alta collina ai piedi del Partenio, quando Ciro — agronomo ed enologo — decide di smettere di vendere le uve e iniziare a imbottigliare in proprio. Vent'anni dopo, la sua firma è diventata uno standard interpretativo del vitigno: vini bianchi tesi, salini, di lunga vita, capaci di raccontare con precisione le altitudini estreme dell'Irpinia. I vigneti si distribuiscono tra Summonte (4 ettari di Fiano a 600-720 metri, esposizione nord-est, suoli sabbioso-argillosi su tufo) e Montefredane (3 ettari a 500 metri, marne argilloso-sabbiose). Entrambi sono oggi considerati grand cru della DOCG Fiano di Avellino, e Ciro è stato pioniere della viticoltura di Summonte, area che prima del suo lavoro non era nemmeno riconosciuta come zona vocata. A Montemarano c'è invece la parcella per l'Aglianico Zì Filicella, viti di circa 80 anni a tendone avellinese. La conduzione resta familiare: Ciro, la moglie Rita Guerriero, i figli Emma e Bruno. In cantina, dal 2005, solo lieviti indigeni, pressature soffici, fermentazioni lentissime in acciaio, solforosa minima, nessuna chiarificazione né filtrazione invasiva. Tre Bicchieri Gambero Rosso 2025 per il Ciro 906, Chiocciola Slow Wine 2024 alla cantina: i riconoscimenti raccontano una coerenza ventennale.
Il Fiano d'Irpinia è un bianco che gioca sulla tensione, non sulla morbidezza. Dalle parcelle d'alta collina di Summonte e Montefredane, ai piedi del Partenio, Picariello lo vinifica solo in acciaio sui propri lieviti: niente legno, per lasciarne emergere la cifra minerale e fumosa. Fiori bianchi, fieno, pietra fresca e quei guizzi di idrocarburo che arrivano col tempo; bocca dritta, acidità verticale, finale salino di nocciola fresca. Un Fiano da attendere: dà il meglio dopo qualche anno.
