Brunello di Montalcino
Biondi Santi
• Toscana • Rosso
Perché piace a ENO
Lo dico subito: il 2017 era un'annata siccitosa, di quelle che gonfiano i Brunello e li fanno gridare. Questo non grida. Parte quasi timido, poi cresce di nitidezza — ciliegia, tabacco, liquirizia, un tannino sottile che lavora in punta di piedi e un'acidità che tiene tutto in piedi quando mezza Montalcino quell'anno è andata di muscoli. È la prova che lo stile della casa — il Sangiovese in purezza che Ferruccio imbottigliò per primo nel 1888 — non si scompone nemmeno nel caldo. Un Brunello da ascoltare, non da esibire.
— ENO
Sulla collina del Greppo, dove nel 1888 Ferruccio Biondi Santi imbottigliò il primo Brunello della storia, il Sangiovese Grosso continua a raccontare la stessa idea di eleganza, immutata in cinque generazioni. Il 2017 nasce da un'annata di siccità e calore estremo, di quelle che spingono molti Brunello verso la potenza muscolare. Qui invece i suoli di galestro e marna della Tenuta Greppo, capaci di trattenere acqua in profondità, hanno protetto freschezza e finezza. Il risultato è un vino verticale più che imponente, fedele a oltre 130 anni di storia: la prova che lo stile della casa resiste anche quando il clima rema contro.
Biondi Santi è la cantina della Tenuta Greppo a Montalcino che ha inventato il Brunello di Montalcino: l'imbottigliamento del 1888 firmato Ferruccio Biondi Santi è l'atto di nascita della categoria, e ancora oggi lo stile della Tenuta Greppo — Sangiovese in purezza, longevità, austerità, finezza — è il riferimento storico contro cui si misura ogni altro Brunello. Cinque generazioni hanno scritto questa storia: Clemente Santi (1795-1865) intuisce per primo la vocazione del Sangiovese Grosso in purezza; Ferruccio Biondi Santi (1848-1917) isola il clone BBS-11 e nel 1888 imbottiglia il primo Brunello della storia; Tancredi (1893-1970) consolida lo stile e contribuisce al disciplinare DOC poi DOCG; Franco — il "Dr. Franco" (1922-2013) — è per oltre mezzo secolo custode rigorosissimo della tradizione, senza concessioni a stili moderni né barrique; Jacopo (1947-2020) è l'ultimo discendente diretto alla Tenuta Greppo prima del passaggio. Dal dicembre 2016 la maggioranza è di EPI Group (Christopher Descours), già proprietario di Charles Heidsieck e Piper-Heidsieck. A inizio 2017 entra Federico Radi come wine director, proveniente da Isole & Olena e Tenuta Belguardo. La filosofia è continuità, non rottura: 32 ettari di Sangiovese Grosso clone BBS-11 su galestro tra 350 e 500 metri, vinificazione in cemento vetrificato con lieviti indigeni, lunghi affinamenti in botte grande di Slavonia, nessuna barrique. Le Riserve storiche (1925, 1945, 1955, 1964, 1971, 1975, 1988, 2010) sono tra i vini italiani più ricercati al mondo nelle aste internazionali.
Il Sangiovese Grosso che al Greppo chiamano BBS-11 è la selezione storica della casa: non l'uva della potenza, ma quella della finezza e del tempo. Sulle marne calcaree di Montalcino dà un frutto teso più che opulento — ciliegia, tabacco, liquirizia — sorretto da tannino a grana fine e da un'acidità che non cede. È un Sangiovese costruito per la cantina: lunga sosta in botte grande di Slavonia, niente barrique, e davanti decenni di evoluzione. Il clone che ha dato forma all'idea stessa di Brunello.
