Zagara
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Bianco
Perché piace a ENO
Confesso che il nome mi ha incuriosito prima del vino: Zagara, dall'arabo zahr, il fiore d'agrume. E nel bicchiere la promessa si mantiene. Cinque gradi soltanto, fermentazione fermata a freddo per tenere dentro zucchero e bollicina. Fiori d'arancio, pesca, albicocca; perlage fine, dolcezza mai pesante, acidità che rinfresca. Il vino dolce che non ti chiede il conto: da fine pasto, ma anche dissetante in una giornata di festa.
— ENO
Zagara è la voce «dopo pasto» della casa del Barolo. Il nome non nasce in Piemonte: è siciliano, dall'arabo zahr, e indica la fioritura degli agrumi del Mediterraneo. Marchesi di Barolo lo sceglie per il suo Moscato d'Asti, vino dolce e aromatico dal grado alcolico bassissimo. Le uve vengono da colline di marne ad impasto medio, ricche di sabbie quarzose e limo finissimo, che spingono il bouquet a esprimersi subito; la fermentazione parziale in autoclave, interrotta a freddo, conserva zuccheri e perlage.
«Conoscenza e rispetto»: due parole che la famiglia Abbona ha scelto come perno della propria filosofia produttiva. Non slogan, ma metodo. Conoscenza dei vitigni autoctoni (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, Moscato), delle singole vigne, delle annate. Rispetto delle peculiarità di ogni terroir e delle tradizioni di vinificazione. Il motto operativo è «coniugare tradizione ed evoluzione». L'azienda lavora i principali vitigni delle Langhe, del Roero e del Monferrato vinificando i più prestigiosi cru in purezza — Cannubi, Sarmassa, Coste di Rose. Cinque botti storiche di rovere appartenute alla Marchesa Giulia, restaurate, sono ancora oggi in uso per fare Barolo. La wine library aziendale conserva oltre 30.000 bottiglie storiche risalenti al XIX secolo — non un magazzino, ma un archivio vivente del Barolo come istituzione enologica.
Il Moscato Bianco è fra le uve aromatiche più antiche del Mediterraneo: la sua firma sono i terpeni, le molecole che costruiscono l'aroma floreale e muschiato. Nel Moscato d'Asti DOCG si vinifica con una sola fermentazione, parziale e interrotta a freddo in autoclave (metodo Martinotti), che lascia zuccheri residui, una leggera spuma e appena ~5% di alcol. Su marne a frazioni fini il vitigno esprime presto il suo bouquet di fiori d'arancio, pesca e albicocca, senza bisogno di attesa.
