Visadi
Domenico Clerico
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Quando bevo un Dolcetto come questo non penso al Dolcetto, penso a Domenico. Si era detto, nel 1978, che si sarebbe partiti dal vino che in Langa bevevano tutti i giorni: la cosa più semplice, e proprio per questo la più difficile da fare bene. Il Visadì è rimasto in catalogo come la prima riga di una biografia. Lo apro a 14 gradi e ci sento la ciliegia matura, la mandorla amara che è la firma del vitigno, e una nota di terra umida che è il modo in cui Monforte parla quando si lascia parlare. È un vino-coltello svizzero: tiene il tajarin al ragù, regge il vitello tonnato, non si offende coi tomini freschi. È il Dolcetto come Domenico l'avrebbe voluto: serio anche quando è quotidiano.
— ENO
Visadì è il vino che fa nascere la cantina. Prima vendemmia 1978: tre ettari di Dolcetto a Monforte d'Alba, scelti da Domenico Clerico per cominciare dal vitigno più democratico della Langa, quello che ogni famiglia beveva tutti i giorni. Il nome è in dialetto piemontese e indica la zona di provenienza delle prime viti. Negli anni successivi Domenico avrebbe trasformato la cantina con i grandi cru di Ginestra, Bussia, Mosconi e Serralunga, ma il Visadì è rimasto sempre in catalogo come radice popolare del progetto, lavorato con la stessa precisione tecnica dei Barolo. È il vino della porta d'ingresso: chi entra in casa Clerico passa di qui.
Domenico Clerico è una cantina di Monforte d'Alba fondata nel 1976, quando Domenico prese in mano i 4 ettari del padre Clemente e nel 1978 firmò la sua prima vendemmia con il Visadì Dolcetto. Negli anni Ottanta diventò uno dei volti dei Barolo Boys insieme a Elio Altare, Luciano Sandrone e Roberto Voerzio — il gruppo di vignaioli che portò in Langa rese basse, fermentazioni controllate e barrique francese, riscrivendo lo stile del Barolo moderno. Da quella stagione nacquero i vini che ne hanno fatto la storia: il Ciabot Mentin in Ginestra dal 1982 — dedicato al padre — il Pajana, il Percristina in Mosconi per la figlia, e dal 2006 l'Aeroplanservaj a Serralunga d'Alba. Oggi la cantina lavora 21 ettari tra Monforte e Serralunga, sotto la guida della moglie Giuliana e del team enologico diretto da Oscar Arrivabene, che porta avanti la visione del fondatore — scomparso nel luglio 2017 — affiancando alla barrique anche la botte grande in un dialogo più maturo tra modernismo e tradizione. I cru centrali restano Ginestra, Bussia, Mosconi e San Pietro; Serralunga è la più recente fuga lirica del fondatore.
Il Dolcetto è un vitigno autoctono piemontese a bacca nera, coltivato storicamente nelle Langhe e nel Monferrato. Il nome non si riferisce al gusto del vino — secco e amaricante in chiusura — ma alla precocità di maturazione e alla dolcezza zuccherina delle uve al momento della vendemmia. Preferisce colline calcareo-argillose ed esposizioni soleggiate. Produce vini rubino intenso, tannini moderati, acidità contenuta e profilo aromatico di frutti rossi (ciliegia, prugna), violetta e mandorla amara nel finale: la firma sensoriale del vitigno. È storicamente il vino quotidiano di Langa.
