Titolo Pink Edition
Elena Fucci
• Basilicata • Rosato
Perché piace a ENO
L'ho assaggiato pensando che un rosato di Aglianico fosse quasi un controsenso — l'Aglianico del Vulture è il vitigno della struttura, del tannino, dei dieci anni di bottiglia, non dei colori tenui. E invece Titolo Pink Edition mi ha ricreduto al primo sorso: Elena Fucci non gli ha tolto identità per renderlo "estivo", gli ha solo cambiato angolo. Stessa parcella vulcanica, stesso vitigno, stesse mani — solo che qui arrivano le vigne giovani, criomacerazione di quattro giorni, niente legno. È il rosato di chi non baratta il cru per il colore.
— ENO
Il Pink Edition nasce da una scelta editoriale fuori dal coro. Mentre molte cantine destinano le vigne giovani al secondo vino rosso — versione più semplice del cru maggiore — Elena Fucci sceglie invece di vinificarle in rosato, mantenendo l'identità mono-cru della cantina senza diluire la concentrazione del Titolo rosso. La selezione viene dalle parcelle più giovani del cru, viti tra i 6 e i 10 anni, raccolte la prima settimana di ottobre. La vinificazione segue un protocollo specifico per i rosati moderni di pregio: criomacerazione a freddo per quattro giorni in acciaio, pressatura soffice di 30 minuti, fermentazione e stabilizzazione in acciaio per due mesi e mezzo. Niente legno, niente forzature: è un rosato gastronomico, pensato per la tavola e non solo per l'aperitivo. È, in modo dichiarato, il modo di Elena Fucci di firmare lo stesso cru con un colore diverso.
Elena Fucci è una cantina-cru ai piedi del Monte Vulture, a Barile (PZ), in Basilicata. Un solo vitigno (Aglianico del Vulture), un solo vigneto (Contrada Solagna del Titolo), una sola firma editoriale dal nonno Generoso a Elena, oggi enologa-titolare. La cantina ha costruito la propria reputazione su un vino-bandiera, Titolo, premiato con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per diciassette annate consecutive a partire dalla 2004, e con la Chiocciola di Slow Wine 2025. Il filo storico parte dal bisnonno Salvatore e dal nonno Generoso Fucci, che negli anni Sessanta acquistò la porzione più alta della proprietà in Contrada Solagna del Titolo. I vigneti comprendono oggi alcune delle viti più anziane del comprensorio vulturino: piante che hanno superato i 70 anni di età, con un vigneto confinante documentato a oltre 150 anni. Nel 2000 la famiglia stava valutando se vendere le vigne, ma Elena Fucci si oppose e scelse di studiare viticoltura ed enologia, frequentando un percorso con Giacomo Tachis. Con il supporto del padre Salvatore firmò la prima vendemmia 2000. Dal 2004 segue da sola la cantina, senza consulenza enologica esterna. I sette ettari di vigneto sono a circa 600 metri sul livello del mare, su suoli vulcanici (pozzolana, ceneri, lapilli) del Monte Vulture, esposizione sud / sud-est. Pratiche senza prodotti chimici di sintesi, senza diserbo chimico. La filosofia produttiva è radicale: tutta la cantina ruota attorno al cru Titolo e all'Aglianico del Vulture, declinato in versioni multiple — Classico (barrique 12 mesi), by Amphora (anfora), Pink Edition (rosato da criomacerazione), Superiore Riserva, Spumante Metodo Classico rosé, Vermut artigianale — ma sono tutte declinazioni dello stesso cru, non espansione di catalogo. Produzione annua Titolo rosso: circa 28.000 bottiglie.
L'Aglianico del Vulture è il grande vitigno autoctono nero della Basilicata, simbolo del Sud Italia da invecchiamento. Vinificato classicamente in rosso, dà tannino marcato, struttura piena e mineralità vulcanica. La sua vinificazione in rosato — qui in versione criomacerazione a freddo — è una scelta rara e coraggiosa: estrae frutto vivido (fragola, agrumi, melograno) e mineralità rocciosa preservando l'acidità naturale del vitigno. Risultato: un rosato che ha più ossatura della media, con freschezza marcata e piccantezza sottile, capace di reggere abbinamenti gastronomici impegnativi.
