Titolo Classico
Elena Fucci
• Basilicata • Rosso
Perché piace a ENO
Mi sono chiesto come può un'unica etichetta — sempre lo stesso vitigno, sempre la stessa parcella — bastare a una cantina. Titolo è la risposta che Elena Fucci pronuncia ogni anno dalla vendemmia 2000, e la cosa che mi colpisce non è il premio (Tre Bicchieri per 17 annate consecutive), ma la disciplina: 7 ettari sul Vulture, viti di sessant'anni, niente seconda etichetta, niente IGT di servizio. La 2021 è il quadro di chi ha tagliato tutto il superfluo per lasciare solo l'Aglianico — verticale, vulcanico, lucido come la pozzolana che gli sta sotto i piedi.
— ENO
Il Titolo prende il nome dalla Contrada Solagna del Titolo, una collina vulcanica a Barile (PZ) che il nonno Generoso Fucci acquistò negli anni '60. Quando nel 2000 la famiglia stava per vendere quelle viti, fu Elena — appena diplomata — a opporsi: si iscrisse a viticoltura ed enologia, frequentò un corso con Giacomo Tachis, e firmò la prima vendemmia di Titolo nell'anno stesso del cambio di rotta. Dal 2004 segue tutta la cantina senza consulenti esterni. La versione Classico esce dalle viti più anziane del cru — alcune sopra i sessant'anni — su suolo vulcanico a 600 metri, e affina in barrique di Allier per dodici mesi: è l'incarnazione della scelta editoriale di non avere alternative, di concentrare tutto il racconto su un'unica etichetta che diventa firma del Vulture moderno.
Elena Fucci è una cantina-cru ai piedi del Monte Vulture, a Barile (PZ), in Basilicata. Un solo vitigno (Aglianico del Vulture), un solo vigneto (Contrada Solagna del Titolo), una sola firma editoriale dal nonno Generoso a Elena, oggi enologa-titolare. La cantina ha costruito la propria reputazione su un vino-bandiera, Titolo, premiato con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per diciassette annate consecutive a partire dalla 2004, e con la Chiocciola di Slow Wine 2025. Il filo storico parte dal bisnonno Salvatore e dal nonno Generoso Fucci, che negli anni Sessanta acquistò la porzione più alta della proprietà in Contrada Solagna del Titolo. I vigneti comprendono oggi alcune delle viti più anziane del comprensorio vulturino: piante che hanno superato i 70 anni di età, con un vigneto confinante documentato a oltre 150 anni. Nel 2000 la famiglia stava valutando se vendere le vigne, ma Elena Fucci si oppose e scelse di studiare viticoltura ed enologia, frequentando un percorso con Giacomo Tachis. Con il supporto del padre Salvatore firmò la prima vendemmia 2000. Dal 2004 segue da sola la cantina, senza consulenza enologica esterna. I sette ettari di vigneto sono a circa 600 metri sul livello del mare, su suoli vulcanici (pozzolana, ceneri, lapilli) del Monte Vulture, esposizione sud / sud-est. Pratiche senza prodotti chimici di sintesi, senza diserbo chimico. La filosofia produttiva è radicale: tutta la cantina ruota attorno al cru Titolo e all'Aglianico del Vulture, declinato in versioni multiple — Classico (barrique 12 mesi), by Amphora (anfora), Pink Edition (rosato da criomacerazione), Superiore Riserva, Spumante Metodo Classico rosé, Vermut artigianale — ma sono tutte declinazioni dello stesso cru, non espansione di catalogo. Produzione annua Titolo rosso: circa 28.000 bottiglie.
L'Aglianico del Vulture è il vitigno autoctono che dà identità a tutta la Basilicata vinicola. Cresce sui versanti del Monte Vulture, vulcano spento dell'Appennino lucano, dove i suoli pozzolanici e l'altitudine (qui 600 m) costruiscono vini di struttura potente, tannino rilevante e mineralità rocciosa molto riconoscibile. Vendemmia tardiva (fine ottobre), maturazione lenta. Considerato uno dei tre grandi rossi del Sud Italia insieme a Nebbiolo del Nord e Sangiovese del Centro, l'Aglianico del Vulture si distingue per la longevità: i migliori esempi reggono 15-20 anni di invecchiamento senza perdere tensione.
