Synthesi
Paternoster
• Basilicata • Rosso
Perché piace a ENO
Quando assaggio il Synthesi 2019 sento subito perché Paternoster lo presenta come il "vino-sintesi": il frutto del Vulture c'è — mora, mirtillo, bacche di bosco — la spinta vulcanica anche, con quella nota di pietra e ferro che amo in questa denominazione, e il tannino, di solito muscolare nell'Aglianico, qui arriva già pettinato dal legno. È il modo più onesto che conosco per dire a chi non ha mai bevuto Aglianico del Vulture: inizia da qui.
— ENO
Synthesi è il modo in cui Paternoster racconta in una sola bottiglia il vitigno, il territorio e la firma di famiglia. È l'Aglianico del Vulture pensato come introduzione: bevuto giovane è già armonico, ma porta in sé la longevità che ha reso celebre la denominazione, costruita su suoli vulcanici del Monte Vulture e su un'uva tardiva, nervosa, di tannino fitto.
Paternoster è una delle cantine storiche del Vulture e tra i nomi più rappresentativi del Sud Italia. Fondata nel 1925 a Barile (PZ), in Basilicata, ha avuto un ruolo pionieristico nel portare l'Aglianico del Vulture sulle tavole italiane e internazionali. Oggi fa parte di Tommasi Family Estates (gruppo veronese della Valpolicella) dal 2016, ma la conduzione enologica resta in famiglia con Fabio Mecca Paternoster, quarta generazione e attuale enologo. La tenuta è in Contrada Valle del Titolo, sulle pendici del Monte Vulture, vulcano spento da circa 130.000 anni i cui suoli — di origine lavico-vulcanica, ricchi di minerali, drenanti — definiscono lo stile dei vini Paternoster. I vigneti si distribuiscono tra 450 e 600 metri sul livello del mare, con punte oltre i 600 metri per i cru storici come quelli destinati a Don Anselmo e Barone Rotondo. L'escursione termica giorno-notte e la matrice vulcanica sono le due chiavi del profilo gusto-olfattivo: acidità nervosa, tannino di razza, mineralità ferrosa. Cento anni di tappe: 1925 Anselmo Paternoster imbottiglia le prime bottiglie di Aglianico; 1945 il figlio Giuseppe "Pino" Paternoster diventa primo enologo del territorio e ambasciatore del vitigno; 1971 Pino è tra i protagonisti della creazione della DOC; anni 2000 la terza generazione con Vito abbandona il rovere di castagno e passa al rovere di Slavonia, consacrando Don Anselmo dal 2000; 2025 la cantina celebra il centenario e presenta il nuovo Barone Rotondo. La cifra stilistica è classica: macerazioni medio-lunghe, uso disciplinato del legno grande di Slavonia (e in parte barrique) per addomesticare il tannino orgoglioso dell'Aglianico senza ricoprirlo. L'obiettivo è armonia ed equilibrio, non estrazione.
L'Aglianico del Vulture è uva tardiva — qui si vendemmia spesso fino a metà novembre — di acidità marcata e tannino fitto. Cresce sui suoli vulcanici del Monte Vulture e dà vini di grande struttura, mineralità ferrosa e spiccata capacità di evoluzione in bottiglia. È un vitigno che richiede mano enologica paziente: Paternoster lo lavora da quattro generazioni.
