Serragrilli
Marchesi di Barolo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Confesso che leggere le particelle catastali di un vigneto sulla scheda di un vino mi fa sorridere di gusto: foglio 7, particelle 18-136-138-324. Marchesi pubblica le coordinate del Serragrilli come fosse un atto notarile. È un Barbaresco da cru singolo a Neive, sul crinale, esposto a sud-ovest. Un anno tra botte grande e un tocco di barrique. Mora, lampone, spezie dolci, tannini già ammansiti. Per me è il Barbaresco che non ti fa aspettare un decennio.
— ENO
Il Serragrilli è il sito di riferimento del Barbaresco di Marchesi di Barolo: la cantina ne acquista le uve dagli anni Ottanta e oggi lo vinifica come uno dei suoi Cru Storici, da un solo vigneto. La scelta enologica lo distingue dalla Riserva di casa: invece di una sosta lunghissima, qui l'affinamento dura un anno, in gran parte botte grande di Slavonia con una quota di barrique francese, poi sei mesi di bottiglia. Una grammatica pensata per la bevibilità anticipata, non per la maratona di cantina.
«Conoscenza e rispetto»: due parole che la famiglia Abbona ha scelto come perno della propria filosofia produttiva. Non slogan, ma metodo. Conoscenza dei vitigni autoctoni (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, Moscato), delle singole vigne, delle annate. Rispetto delle peculiarità di ogni terroir e delle tradizioni di vinificazione. Il motto operativo è «coniugare tradizione ed evoluzione». L'azienda lavora i principali vitigni delle Langhe, del Roero e del Monferrato vinificando i più prestigiosi cru in purezza — Cannubi, Sarmassa, Coste di Rose. Cinque botti storiche di rovere appartenute alla Marchesa Giulia, restaurate, sono ancora oggi in uso per fare Barolo. La wine library aziendale conserva oltre 30.000 bottiglie storiche risalenti al XIX secolo — non un magazzino, ma un archivio vivente del Barolo come istituzione enologica.
Il Nebbiolo è l'uva più reattiva al terroir fra i grandi rossi italiani: la stessa pianta, spostata di pochi chilometri, cambia voce. Nei comuni del Barbaresco i suoli tendono a essere più calcarei e meno argillosi che nel Barolo, è il vino ne esce con profumi più floreali e una stretta tannica più precoce. Qui la varietà incontra marne di origine marina dominate dal limo, dove il calcare resta moderato: il risultato è una finezza che arriva senza durezza, frutto fresco e speziatura dolce invece di note evolute.
