Santa Cecilia
Planeta
• Sicilia • Rosso
Perché piace a ENO
Si chiama Santa Cecilia perché porta il nome della famiglia, Planeta di Santa Cecilia, e capisci subito che qui il Nero d'Avola non è un vino qualsiasi: è il vertice. L'ho conosciuto a Noto, sulle terre bianche calcaree dove questa uva è nata, e quello che mi colpisce è come la potenza solare si tenga sempre in equilibrio — amarena sotto spirito e mora, ma poi bergamotto, carrubo, una scia di grafite che rinfresca. Quattordici mesi in barrique usate, mai invadenti. Lo metterei su un brasato, ma sa reggere da solo dieci anni di cantina.
— ENO
Santa Cecilia è il vino di punta di Planeta e il punto di riferimento per i rossi siciliani da uve autoctone. Nasce a Noto, nell'estremo sud-est dell'isola, territorio d'origine del Nero d'Avola e suo epicentro storico di coltivazione. Planeta vi approda dopo una lunga ricerca del luogo ideale per dare a questo vitigno la sua espressione più nobile, e nel 1997 firma la prima annata, selezionando i vigneti Zuppardo e Agliastro sulle terre bianche calcaree dell'altopiano ibleo. Il nome richiama direttamente la famiglia — Planeta di Santa Cecilia — legando il vino-bandiera all'identità del progetto. È la dimostrazione che il Nero d'Avola può essere insieme potenza mediterranea ed eleganza, e ha contribuito a riposizionare la Sicilia tra i grandi rossi italiani.
Planeta è l'atlante enologico della Sicilia: sei tenute dalla DOC Menfi all'Etna fino a Capo Milazzo, una per ciascuna grande area vitivinicola dell'isola. Dal 1995 la famiglia interpreta i terroir siciliani e rilancia gli autoctoni — Nero d'Avola, Carricante, Frappato, Nocera, Moscato di Noto — tenendo un piede nella tradizione e uno nel mercato globale. Co-fondatrice della Fondazione SOStain Sicilia per la sostenibilità della viticoltura isolana.
Il Nero d'Avola è il rosso autoctono simbolo della Sicilia, originario proprio dell'area di Noto e Avola nel sud-est dell'isola. Vitigno tardivo e amante del caldo, dà vini di colore intenso, corpo pieno e frutto scuro generoso — amarena, mora, prugna — con una caratteristica vena speziata e balsamica. Sulle terre bianche calcaree di Noto, povere e luminose, trova la sua versione più fine: la potenza alcolica resta sostenuta da acidità e da una sapidità minerale che allunga il sorso. Capace di lunghi affinamenti, è l'autoctono che ha portato il vino siciliano sui mercati internazionali.
