Monte di Grazia Rosso
Monte di Grazia
• Campania • Rosso
Perché piace a ENO
Mi piace il Rosso di Monte di Grazia perché è un vino che si rifiuta di essere facile. È Tintore in purezza al 90%, vinificato in acciaio, senza il legno a smussarne gli spigoli — e la Costa d'Amalfi che ne esce non è quella da cartolina con il limoncello, è quella interna di Tramonti, dei castagneti, delle viti centenarie che la fillossera non è mai salita ad attaccare. Lo bevi se vuoi un rosso terroso, fitto, mediterraneo nelle erbe ma montano nel ritmo; lo lasci stare se cerchi il frutto morbido della Campania balneare. Quello che mi colpisce è la concentrazione cromatica — quasi inchiostro — e il fatto che dietro ci sia un medico pediatra che produce 3.500 bottiglie all'anno.
— ENO
Il Rosso di Monte di Grazia nasce nei cinque vigneti aziendali sparsi nel comune di Tramonti — Monte di Grazia al Valico di Chiunzi, Casina, Madonna del Carmine, Vignarella, Casa di Mario — su 2,5 ettari complessivi a quota media 450 metri. I suoli sono di matrice vulcanica, con lapillo, turece (tufo locale degradato) e argilla. Le viti sono allevate a pergola tramontina di origine etrusco-romana, su pali di castagno scortecciati a mano, con densità bassa (2.000 piante/ha) e resa contenuta a 2 kg per pianta. Vendemmia manualissima a fine ottobre — il Tintore matura molto tardi — e fermentazione spontanea in acciaio con lieviti indigeni. Tre anni di affinamento in acciaio, dodici mesi in bottiglia prima della vendita. Le annate 2011-2013 hanno avuto in più tre mesi in botte grande di castagno locale: dalle successive si è tornati al solo acciaio per non perdere l'identità varietale.
Monte di Grazia è una microazienda biologica di Tramonti, sottozona collinare interna della Costa d'Amalfi, nata nel 1993 dalla passione di Alfonso Arpino — medico pediatra di professione, viticoltore per vocazione familiare. Il nome viene dal vigneto omonimo situato in prossimità del Valico di Chiunzi, da cui si traguarda la piana di Sarno da un lato e la costiera dall'altro. Dal 1997 l'azienda è certificata biologica e tale è rimasta senza esibizione, perché qui il biologico non è posizionamento di mercato ma condizione naturale del lavorare 2,5 ettari di terrazzamenti a pergola tramontina su quota 450 metri. I cinque vigneti — Monte di Grazia, Casina, Madonna del Carmine, Vignarella, Casa di Mario — sono frammentati nel territorio di Tramonti, esposti a tutti e quattro i punti cardinali, su suoli di matrice vulcanica con presenza di lapillo, turece (tufo locale degradato) e argilla. Si lavora con varietà autoctone della Costa d'Amalfi che non si trovano altrove al mondo: per i rossi Tintore, Moscio e Piedirosso; per i bianchi Pepella, Biancatenera e Ginestra. Quasi tutte le viti sono a piedefranco (non innestate su portinnesto americano post-fillossera), con età che vanno da venti anni fino a oltre il secolo. La pergola tramontina è di origine etrusco-romana: pali di castagno locale scortecciati a mano, sostegni alti due metri abbondanti, densità bassa (2.000 piante per ettaro) e resa contenuta a 2 kg per pianta. Tutto si fa a mano, vendemmia inclusa. In cantina solo lieviti indigeni, niente correzioni enologiche, maturazioni lunghe in acciaio e per alcune annate in botte grande di castagno locale. La produzione totale è di circa 7.000 bottiglie annue divise tra Bianco, Rosato e Rosso. Distribuzione internazionale (USA, Giappone, Europa) attraverso importatori specializzati in vini naturali. Consulenza enologica di Gerardo Vernazzaro (Cantine Astroni), unico esterno che entra in azienda.
Il Tintore è il vitigno simbolo della Costa d'Amalfi e in particolare di Tramonti: bacca nera tra le più coloranti d'Italia (da cui il nome dialettale), maturazione molto tardiva — vendemmia tra fine ottobre e i primi di novembre — tannini fitti, acidità sostenuta dall'altitudine collinare. Vinificato in purezza dà vini quasi neri, terrosi, di forte impronta territoriale. Le viti di Monte di Grazia sono in larga parte a piedefranco, non innestate su portinnesto americano post-fillossera, con età da 20 a oltre 100 anni — eccezione europea condivisa con poche enclavi (Pantelleria, vesuviane). Il Piedirosso, qui al 10%, è il "Per'e palummo" napoletano: porta levità aromatica, profumi floreali e tannini più morbidi che smussano la struttura del Tintore.
