Prachiosso
Angelo Negro
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
L'ho assaggiato accanto a un Barolo giovane della stessa annata. Sembrano figli diversi della stessa famiglia: il Barolo era ancora chiuso, il Prachiosso già aperto — rosa, lampone, una rotondità di tannino che la sabbia del Roero regala dieci anni prima dell'argilla langhetta. Non è un Nebbiolo che bara: è un Nebbiolo che ha capito di non essere a Serralunga.
— ENO
Prachiosso è il Roero DOCG di Angelo Negro, prodotto interamente da uve Nebbiolo del cru omonimo, una delle parcelle storiche dell'azienda nel comune di Monteu Roero a 320 metri di altitudine. Il vigneto sorge su suoli sabbioso-calcarei di matrice marina pliocenica e ha esposizione piena a sud. Vendemmia tradizionalmente in ottobre, macerazione a cappello galleggiante per 18 giorni e affinamento di 20 mesi complessivi tra botte grande di rovere francese e bottiglia. È il Nebbiolo del Roero come dovrebbe essere e raramente è: fragrante di rosa e piccoli frutti rossi, di tannino sottile e elegante, espressione di un terroir geologicamente distinto dalle argille delle Langhe.
Angelo Negro è una delle famiglie più antiche del Roero: un estratto catastale del Comune di Monteu Roero attesta che già nel 1670 un Giovanni Dominico Negro coltivava viti nella stessa zona dell'attuale podere Perdaudin, oggi vigneto bandiera della casa. L'azienda contemporanea nasce a inizio Novecento intorno al capostipite Angelin e si afferma negli anni Ottanta grazie alla scelta netta di lavorare solo vitigni autoctoni piemontesi vinificati con metodi tradizionali. Oggi è condotta da Giovanni Negro con la moglie Maria Elisa e i quattro figli Gabriele, Angelo, Emanuela e Giuseppe. La cantina può contare su quasi 70 ettari distribuiti su quattro tenute — Cascina Perdaudin a Monteu Roero, Cascina San Vittore a Canale, Cascina Basarin a Neive e Cascina Baudana a Serralunga d'Alba — che le permettono di presidiare simultaneamente le tre denominazioni grandi del Nebbiolo piemontese: Roero, Barbaresco e Barolo. Il cuore identitario resta però il Roero, dove i suoli sabbioso-calcarei ricchi di conchiglie fossili marine danno vini di mineralità salina e tannino sottile, distinti dalle Langhe argillose. Tra le etichette più riconosciute, il Perdaudin Roero Arneis Riserva DOCG, il Sudisfà Roero Riserva (Tre Bicchieri Gambero Rosso per undici anni consecutivi), il Ciabot San Giorgio (Tre Bicchieri 2025) e il Sette Anni Riserva (Falstaff Trophy Piemonte Bianco 2025).
Il Nebbiolo nel Roero racconta una storia diversa dal Nebbiolo delle Langhe. Stessa pianta, stesso patrimonio genetico, ma su suoli sabbioso-calcarei di origine marina pliocenica anziché argille langhette: il risultato è un vino di maggiore eleganza floreale, di tannino più sottile, di pronta beva pur conservando capacità di invecchiamento decennale. Il Roero DOCG, denominazione di rango pieno dal 2004 (resa autonoma dal Barolo), è la patria di questo stile. L'altimetria, l'esposizione sud e la sabbia restano i tre fattori che il Nebbiolo del Roero amplifica meglio della Langa.
