Pomontino
Tenuta Bellafonte
• Umbria • Rosso
Perché piace a ENO
Quando stappo il Pomontino non cerco il Sagrantino di Montefalco — cerco il Sangiovese che lo accompagna senza farsene schiacciare. Lo trovo: melograno e ribes al naso, una venatura di arancia amara, e in bocca un tannino fine e una freschezza croccante che non mi aspettavo da queste latitudini. È un Montefalco Rosso che parla da protagonista, esattamente come Peter Heilbron lo aveva pensato.
— ENO
Pomontino prende il nome dal piccolo borgo che sovrasta il vigneto, sulle colline di Bevagna. È il vino con cui Tenuta Bellafonte ha ribaltato la narrativa tipica della denominazione: non più Montefalco Rosso come "fratello minore" del Sagrantino, ma vino di approccio e al tempo stesso di carattere, costruito su un 80% di Sangiovese e completato da un 20% di Sagrantino. Vinificazione a grappolo intero con fermentazione spontanea da lieviti indigeni, dodici mesi in botti grandi di rovere di Slavonia non tostate e sei mesi di affinamento in bottiglia. Non filtrato.
Tenuta Bellafonte è una cantina di Bevagna (PG), frazione Torre del Colle, nel cuore della denominazione Montefalco in Umbria, fondata nel 2007 da Peter Heilbron — milanese di cognome tedesco, laureato in agronomia, ex top management di multinazionali del food & beverage (Nestlé, Perugina, Martini & Rossi, Heineken) che a metà degli anni 2000 ha lasciato la carriera corporate per dedicarsi al vino. L'etimologia del nome è italianizzazione del tedesco Heil (benessere) + Bron (fonte), gioco linguistico voluto dal fondatore. Il modello dichiarato di ispirazione è Gianfranco Soldera di Case Basse, per la cura maniacale del vigneto e l'eleganza estrattiva. Venti ettari di tenuta complessivi, di cui circa otto vitati a 300 metri sul livello del mare, su suoli argillosi alternati a marne e arenarie tipiche della zona — Sagrantino piantato a fine anni Novanta, Trebbiano Spoletino impiantato nel 2014. Il principio guida è chiaro: produrre un Sagrantino il più sottile, elegante, armonico e complesso possibile, valorizzandone la longevità senza rinunciare ai tratti distintivi di robustezza e tannicità. In parallelo una visione "ribaltata" sul Montefalco Rosso, pensato non come vino di secondo piano ma come vino trainante, capace di portare nuovi lettori verso il Sagrantino. In vigna: concime organico, sfogliatura e potatura manuali, inerbimento permanente, Guyot (no cordone speronato — "chiude alcuni vasi, non va bene"), 5.000 ceppi/ha, resa controllata a 50 quintali/ettaro, vendemmia mai tardiva per cercare freschezza e tannino "pettinato". In cantina: fermentazione spontanea con lieviti indigeni, malolattica naturale, maturazione in botti grandi di rovere di Slavonia non tostate, vini non filtrati. La cantina è completamente interrata, fotovoltaica e a biomassa: energeticamente autosufficiente. Gamma: Pomontino (Montefalco Rosso), Collenottolo (Sagrantino apicale), Sperella e Arnèto (Trebbiano Spoletino), Maestà Quattro Chiavi.
Sangiovese 80% e Sagrantino 20%. Il Sangiovese, qui a Bevagna, porta acidità, frutto rosso (melograno, ribes, ciliegia) e un tannino disegnato; il Sagrantino in minoranza aggiunge profondità tannica, spina dorsale e un soffio balsamico-speziato senza coprire la trama. Le vigne hanno circa quindici anni, allevate a Guyot e cordone di Royat, su suoli argillosi alternati a marne e arenarie.
