Pazzi
Azienda Agricola Pazzi Gabriele
• Toscana • Rosso
Perché piace a ENO
L'ho cercato per via del nome. Pazzi. Ti viene voglia di vedere se il vino segue il cognome o se invece lo smentisce. Quando l'ho aperto ho capito: lo smentisce. Non c'è niente di scomposto qui dentro. È un toscano che non strilla. Tre ettari, tre generazioni, vasche di cemento, lieviti spontanei: l'opposto del pirotecnico. Mi piace pensare che il cognome sia un autosabotaggio voluto — uno che si chiama Pazzi e ti porge una porta blu, con dietro silenzio.
— ENO
Pazzi è il vino che la famiglia ha cercato per settant'anni prima di farlo davvero. Marcello arrivò a Tolena nel 1950, da Monterubbiano, ai piedi di Castellina in Chianti. Solo nel 2020 il nipote Danilo, laureato in Viticoltura ed Enologia a Firenze, convinse il padre Gabriele a selezionare le uve migliori per la prima bottiglia di famiglia. Tre ettari coltivati a mano, vigneti tra i tredici e i ventidue anni a trecento metri di altitudine su argille calcaree plioceniche. La vendemmia 2021 è la seconda di sempre — ancora un esercizio di autocontrollo enologico più che di virtuosismo: vasche di cemento esclusivamente, fermentazione spontanea, nessun legno, nessuna aggiunta. Una bottiglia che porta in dote il cognome della famiglia senza nessun gesto enfatico.
L'Azienda Agricola Pazzi Gabriele nasce nel 1950 a Tolena, una località ai piedi di Castellina in Chianti, quando Marcello Pazzi vi arriva a tredici anni dalle Marche con la famiglia. Dopo i primi anni in mezzadria, i Pazzi comprano il podere dove oggi vivono il figlio Gabriele e il nipote Danilo. La cantina è un caso scuola di scala minima: tre ettari di vigneto, conduzione interamente familiare, indipendenza assoluta in vigna e in cantina. Gabriele cura personalmente ogni operazione; Danilo, laureato a Firenze in Viticoltura ed Enologia dopo l'Istituto Agrario di Siena, nel 2020 convince il padre a destinare le uve migliori alla prima bottiglia di famiglia — un Chianti Classico DOCG di pura Sangiovese da vigneti di tredici-ventidue anni a trecento metri di altitudine su argille calcaree plioceniche. Le scelte enologiche sono coerenti con la filosofia: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, vinificazione e affinamento esclusivamente in vasche di cemento, nessun legno, nessun additivo invasivo. L'obiettivo dichiarato è assecondare il naturale ciclo vegetativo delle piante senza influenzarlo. L'etichetta — Casa Pazzi con la porta blu sopra ai vigneti — è la sintesi visiva di tre generazioni di lavoro silenzioso.
Il Sangiovese — vitigno simbolo della Toscana e regina del Chianti Classico — è la base dichiarata di Pazzi 2021. È un'uva che chiede pazienza: matura tardi, mantiene un'acidità nervosa, restituisce naturalmente note di ciliegia, viola, erbe mediterranee e tabacco quando vinificata senza forzature. Sui crinali argillosi calcarei di Castellina a trecento metri di quota, il Sangiovese trova la chiave aromatica che lo distingue dalle altre sub-zone del Chianti: maggiore tensione minerale, frutto più asciutto, tannino fine. Quando il blend integra Merlot e Syrah — come previsto dal record DB nella variante Toscana IGT — l'obiettivo dichiarato è rotondità del centro bocca e profondità di colore, senza sacrificare l'impronta toscana.
