Nipozzano Riserva
Marchesi Frescobaldi
• Toscana • Rosso
Perché piace a ENO
Quando lo assaggio sento Rufina prima ancora della firma Frescobaldi: c''è quel nervo acido che il Chianti del fondovalle non ha, e c''è un tannino setoso che mi fa sempre pensare a come dovrebbe parlare un Sangiovese di collina. Il 2020 mi piace perché non spinge — sta lì, equilibrato, con quella spezia di pepe e noce moscata che arriva piano, dopo il frutto. Non è un vino che cerca di stupire al primo sorso: si conquista al secondo bicchiere, ed è esattamente quello che voglio io da una Riserva di territorio.
— ENO
Nipozzano è il vino che la famiglia Frescobaldi produce dal castello che possiede dall''anno 1000, sulle colline di Chianti Rufina a venti minuti da Firenze. La leggenda vuole che "Nipozzano" significhi "senza pozzo", a testimonianza di una zona arida — condizione paradossalmente ideale per la vite. Donatello e Michelozzo Michelozzi, nel Rinascimento, acquistavano regolarmente il vino di questa tenuta. Il Riserva 2020 nasce da un''annata segnata da un autunno 2019 piovoso (buone riserve idriche), inverno mite, primavera sopra media e notti fresche in maturazione — combinazione che ha regalato uve in salute perfetta, con bella acidità e zuccheri concentrati. L''affinamento avviene in barriques dopo fermentazione spontanea in acciaio.
I Marchesi Frescobaldi rappresentano oltre 700 anni di storia vinicola toscana, dal 1300 ai giorni nostri: 30 generazioni che hanno saputo intrecciare arte, finanza e viticoltura. La famiglia è una delle più antiche dinastie fiorentine, già protagonista della vita culturale di Firenze ai tempi di Donatello e Brunelleschi, che acquistavano regolarmente vino dalla tenuta di Nipozzano. Nel 1855 un antenato investì 1.000 fiorini per piantare in Toscana varietà allora sconosciute come Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot — visione anticipatrice che oltre un secolo dopo darà vita al Mormoreto. Oggi la famiglia coltiva circa 1.200 ettari vitati distribuiti in 9 tenute, ciascuna espressione di un terroir distintivo della Toscana: Castello Nipozzano (Chianti Rufina, castello dal 1000 d.C., cuore di Nipozzano Riserva, Montesodi e Mormoreto), Tenuta Perano (Chianti Classico), Tenuta CastelGiocondo (Brunello di Montalcino), Tenuta Castiglioni (Val di Pesa, radici familiari più antiche), Castello Pomino (viticoltura d'altitudine, Chardonnay dal 1855), Tenuta Ammiraglia (Maremma), Gorgona (vigneto sull'isola-carcere, progetto sociale unico in Italia), Rèmole (linea entry-level), Tenuta Calimaia (Vino Nobile di Montepulciano). La famiglia è inoltre proprietaria di Ornellaia-Masseto a Bolgheri e di Tenuta Luce a Montalcino, gestite con governance dedicate. La filosofia produttiva è "Cultivating Toscana Diversity": ogni tenuta è interpretata come terroir indipendente — suoli, altitudini, microclimi diversi raccontano voci distinte. Tradizione e innovazione convivono senza che il legame con il passato sia ostacolo alla ricerca enologica. Le linee icona sono Mormoreto (taglio bordolese da Nipozzano), Montesodi (Sangiovese di Rufina), Nipozzano Riserva e Vecchie Viti (Chianti Rufina), Benefizio Riserva (Chardonnay d'altitudine dal 1973 a Pomino).
Il Sangiovese è il cuore del Nipozzano Riserva — qui interpretato in chiave Rufina, ovvero con quell''edge acido e quella verticalità che il Chianti Rufina riesce a esprimere meglio di altre denominazioni, grazie all''altitudine e all''escursione termica notturna. A completare il quadro entrano varietà complementari (Merlot tra le principali, secondo la dichiarazione ufficiale del produttore): il loro ruolo è di addolcire il tannino del Sangiovese e dare profondità al medio palato, senza mai prendere il sopravvento sull''identità varietale principale.
