Montemareto
Michele Chiarlo
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Indovina chi viene a cena: il Nizza DOCG che porta il nome del proprio cru. Montemareto è la collina di Castelnuovo Calcea che supera i trecento metri, dove convivono marne calcaree di Sant'Agata Fossili e sabbie astiane chiare — due suoli che raramente trovi nello stesso vigneto, qui invece sì. Macerazione delicata in acciaio con follatura 'a doccia', dodici mesi in botte grande di rovere, almeno sedici totali prima del rilascio. Rubino profondo con riflessi violacei, ciliegie mature, more, prugne; pieno e minerale insieme, due cose che di solito non vanno d'accordo.
— ENO
Montemareto è il cru di Castelnuovo Calcea che dà il nome al vino: una dorsale che si innalza sopra i trecento metri con pendenze ripide ed esposizioni che vanno da Sud-Est a Sud-Ovest, dal mattino al tramonto. I suoli — marne calcaree di Sant'Agata Fossili intervallate da strati di sabbie astiane chiare — donano alla Barbera struttura ed eleganza, con la mineralità di magnesio e calcio che si traduce in profondità aromatica e durata gustativa. La vinificazione conserva la filosofia 'fedele al vitigno' di Chiarlo: macerazione delicata in acciaio, malolattica svolta, dodici mesi in botte grande di rovere, almeno quattro mesi in bottiglia prima del rilascio. Il vigneto è certificato VIVA Sustainable Wine.
Michele Chiarlo nasce nel 1956 a Calamandrana, nel cuore dell'Astigiano, dal sogno del giovane enologo Michele — figlio del contadino Pietro di Bubbio — di valorizzare le uve autoctone piemontesi attraverso una selezione rigorosa dei cru. In sessant'anni l'azienda è diventata sinonimo della nuova Barbera d'Asti e dei grandi cru di Barolo, Barbaresco, Nizza e Gavi: 110 ettari vitati, oltre un milione di bottiglie l'anno, il 78% in export, ma sempre dichiaratamente '100% Piemonte'. La filosofia produttiva ruota attorno a tre cardini: selezione dei cru storici (Cerequio, Cannubi, Asili, La Court, Montemareto, Rovereto), viticoltura di precisione con sostenibilità integrata, e vinificazioni fedeli al vitigno. Dal 2013 tutti i Grand Cru sono certificati VIVA Sustainable Wine, con la cantina di Calamandrana trasformata in modello di Green Experience: facciata vegetale dal 2016, fotovoltaico dal 2024, zero erbicidi da sempre. Nel 2003 Michele Chiarlo apre l'Art Park La Court a Castelnuovo Calcea, primo esempio italiano di land art permanente fra i filari. Oggi guidata dalla seconda generazione, Chiarlo è una presenza fissa nei Tre Bicchieri Gambero Rosso (12 volte con il Cerequio Barolo, l'ultima nella Guida 2026) e nelle migliori guide internazionali.
La Barbera è il vitigno autoctono che ha fatto la storia del Monferrato: bacca nera, acidità naturale generosa, tannini di rara morbidezza per un'uva rossa, profilo fruttato giocato su ciliegia, prugna, lampone. Nella denominazione Nizza, sotto-area dove la Barbera trova la sua espressione più strutturata, le marne calcareo-argillose e le sabbie astiane offrono la struttura per vini di buona evoluzione. Michele Chiarlo, definito dalla critica 'il padre della nuova Barbera d'Asti', ha contribuito in modo determinante all'innalzamento qualitativo della denominazione.
