Mirall
Sella & Mosca
• Sardegna • Bianco
Perché piace a ENO
Ti spiego perché non è un compromesso. Sella & Mosca prende il Torbato, il vitigno che ha salvato lei dall'estinzione, e invece di farne un Metodo Classico solenne lo chiude in autoclave per due mesi: Charmat, bollicina quotidiana. Per me è una scelta di registro, non di qualità. Fiori d'acacia, pompelmo rosa, finale salino. Una bolla da tavola, non da brindisi.
— ENO
Mirall, in algherese, vuol dire specchio: nella lingua catalana che ad Alghero ancora si parla, e la parola che lo stilista Antonio Marras ha scelto per questo spumante. Non è uno dei quattro personaggi della notte di San Giovanni che danno il nome agli altri vini della Linea Marras; è l'oggetto-metafora, il riflesso del territorio. Dietro l'etichetta firmata c'è una storia commerciale precisa: Mirall raccoglie l'eredità del Terre Bianche Cuvée 161, la bollicina di casa pensata da sempre per la ristorazione. Cambia il nome, cambia il vestito; il mestiere resta lo stesso.
Sella & Mosca nasce nel 1899 come operazione pionieristica: due piemontesi, l'ingegnere Erminio Sella e l'avvocato Edgardo Mosca, bonificano i terreni de I Piani ad Alghero, rimuovendo a mano migliaia di massi per trasformare il pascolo in vigneto. Centoventisei anni dopo, il principio resta: domare un territorio mediterraneo per esprimerlo in bottiglia. La cantina lavora su tre denominazioni distinte — Alghero, Carignano del Sulcis a Giba, Vermentino di Gallura a Berchideddu — riconoscendo che ogni microarea risponde diversamente. Dal 2016, con il passaggio al Gruppo Terra Moretti guidato da Francesca Moretti, è iniziata una fase di valorizzazione del patrimonio varietale autoctono: il Torbato, salvato dall'estinzione negli anni '80, è oggi praticamente esclusivo dell'azienda. Sul fronte tecnico, un dream-team riunisce Vezzola, Caviola e Simonit & Sirch. Coesistono produzione di scala e progetti di nicchia come la Linea Marras con lo stilista Antonio Marras.
Il Torbato è uno dei bianchi più rari d'Italia, arrivato sull'isola con la dominazione catalano-aragonese e legato per lingua alla Alghero che ancora parla catalano. Su questa bollicina mostra perché valga la fatica della sua coltivazione: porta dentro una spiccata acidità varietale e una mineralità che vira al salino, le due cose che servono a uno spumante per restare dritto nel sorso. Il metodo scelto qui custodisce quei tratti, lasciando intatto il profilo floreale e agrumato del vitigno senza coprirlo.
