Capisme-e
Domenico Clerico
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Si chiama Capisme-e perché in piemontese significa "capiscimi", e questa è la prima cosa che bisogna sapere prima di stappare. Domenico voleva un Nebbiolo che parlasse al volo, senza chiedere al bevitore di aspettarlo dieci anni nel calice. Lo prende da un vigneto del cru San Pietro che potrebbe diventare Barolo e gli toglie la categoria di proposito: declassa per offrire chiarezza. Lo apro a 16 gradi e mi ritrovo lampone croccante, rosa appassita, tè nero in foglia, un'unghia di catrame. Tannino fine, acidità tagliente, finale balsamico che invita un secondo sorso. È il Nebbiolo come introduzione: non un Barolo a basso costo, ma una grammatica del vitigno scritta in lettere grandi. Capiscimi, dice. Cerco di farlo, ogni volta.
— ENO
Capisme-e è una filosofia prima ancora che un vino. Il nome in dialetto piemontese significa "capiscimi": è il Nebbiolo come chiave d'ingresso al vitigno per chi non vuole partire dal Barolo. Domenico Clerico l'ha pensato nel 2009 come Nebbiolo esposto nella sua purezza, una versione che ha la personalità tipica di Monforte d'Alba senza il peso strutturale richiesto dalla DOCG. Il vigneto è registrato come Barolo nel cru San Pietro a Monforte e viene volontariamente declassato a Langhe Nebbiolo: non è un compromesso ma una dichiarazione editoriale — ci sono annate, parcelle e momenti in cui il Nebbiolo dà il meglio se non lo si fa attendere troppo. È diventato il vino con cui molti bevitori internazionali incontrano Clerico per la prima volta.
Domenico Clerico è una cantina di Monforte d'Alba fondata nel 1976, quando Domenico prese in mano i 4 ettari del padre Clemente e nel 1978 firmò la sua prima vendemmia con il Visadì Dolcetto. Negli anni Ottanta diventò uno dei volti dei Barolo Boys insieme a Elio Altare, Luciano Sandrone e Roberto Voerzio — il gruppo di vignaioli che portò in Langa rese basse, fermentazioni controllate e barrique francese, riscrivendo lo stile del Barolo moderno. Da quella stagione nacquero i vini che ne hanno fatto la storia: il Ciabot Mentin in Ginestra dal 1982 — dedicato al padre — il Pajana, il Percristina in Mosconi per la figlia, e dal 2006 l'Aeroplanservaj a Serralunga d'Alba. Oggi la cantina lavora 21 ettari tra Monforte e Serralunga, sotto la guida della moglie Giuliana e del team enologico diretto da Oscar Arrivabene, che porta avanti la visione del fondatore — scomparso nel luglio 2017 — affiancando alla barrique anche la botte grande in un dialogo più maturo tra modernismo e tradizione. I cru centrali restano Ginestra, Bussia, Mosconi e San Pietro; Serralunga è la più recente fuga lirica del fondatore.
Il Nebbiolo è il vitigno autoctono più nobile del Piemonte, documentato in Langa dal XIII secolo. Il nome deriva dalla nebbia che avvolge i vigneti nei mesi della raccolta tardiva o dalla pruina cerosa che ricopre gli acini maturi. È un vitigno difficile: matura tardi, predilige suoli marnoso-calcarei collinari esposti a sud. Dà vini di grande struttura, tannini intensi e acidità marcata, aromi di rosa appassita, viola, ciliegia, catrame, tè nero, liquirizia. Vitigno unico di Barolo, Barbaresco, Roero, Gattinara, Ghemme e Langhe Nebbiolo: in quest'ultima versione si esprime in chiave più immediata e fruttata.
