Angelin
Angelo Negro
• Piemonte • Rosso
Perché piace a ENO
Si chiama Angelin perché era il soprannome di Angelo Negro, il bisnonno che a inizio Novecento decise che da quelle due vigne sopra Monteu si poteva fare cantina. Non è il Nebbiolo da aprire per impressionare — quello è il Prachiosso. È il Nebbiolo da bere la domenica a pranzo, fragrante di rosa canina e mora, con il tannino giusto e la pretesa di durare cinque anni, non venti.
— ENO
Angelin è il Langhe Nebbiolo DOC di Angelo Negro, intitolato al capostipite Angelo 'Angelin' Negro che a inizio Novecento, sopra il Podere di Audino, costruì la prima cantina di lavorazione della famiglia. È un Nebbiolo nato per parlare un linguaggio diretto: vigneti sparsi tra Langhe e Roero a 200-340 metri, macerazione tradizionale in acciaio per 15-18 giorni a cappello galleggiante per estrazione delicata, affinamento di circa dodici mesi prevalentemente in acciaio con una piccola quota in botte grande di rovere ad ammorbidire i tannini. Il risultato è un Nebbiolo entry-point fragrante, da bere giovane senza attendere la sua maturità.
Angelo Negro è una delle famiglie più antiche del Roero: un estratto catastale del Comune di Monteu Roero attesta che già nel 1670 un Giovanni Dominico Negro coltivava viti nella stessa zona dell'attuale podere Perdaudin, oggi vigneto bandiera della casa. L'azienda contemporanea nasce a inizio Novecento intorno al capostipite Angelin e si afferma negli anni Ottanta grazie alla scelta netta di lavorare solo vitigni autoctoni piemontesi vinificati con metodi tradizionali. Oggi è condotta da Giovanni Negro con la moglie Maria Elisa e i quattro figli Gabriele, Angelo, Emanuela e Giuseppe. La cantina può contare su quasi 70 ettari distribuiti su quattro tenute — Cascina Perdaudin a Monteu Roero, Cascina San Vittore a Canale, Cascina Basarin a Neive e Cascina Baudana a Serralunga d'Alba — che le permettono di presidiare simultaneamente le tre denominazioni grandi del Nebbiolo piemontese: Roero, Barbaresco e Barolo. Il cuore identitario resta però il Roero, dove i suoli sabbioso-calcarei ricchi di conchiglie fossili marine danno vini di mineralità salina e tannino sottile, distinti dalle Langhe argillose. Tra le etichette più riconosciute, il Perdaudin Roero Arneis Riserva DOCG, il Sudisfà Roero Riserva (Tre Bicchieri Gambero Rosso per undici anni consecutivi), il Ciabot San Giorgio (Tre Bicchieri 2025) e il Sette Anni Riserva (Falstaff Trophy Piemonte Bianco 2025).
Il Nebbiolo è il vitigno autoctono che ha fatto la storia del Piemonte: bacca nera, maturazione tardiva (ottobre inoltrato), tannino fitto, profilo aromatico floreale (rosa, viola) e di frutti rossi e neri. Sui suoli calcareo-sabbiosi del Roero e su quelli più calcarei delle Langhe esprime una profondità diversa: nel Roero è più fragrante e di tannino più sottile, nelle Langhe più austero e potenzialmente longevo. Nella versione Langhe DOC è spesso un vino di pronta beva, pensato per esprimere il varietale senza i lunghi affinamenti dei grandi cru.
